Erasmus+, un’esperienza che ti cambia la vita

#raccontidallafrancia

A distanza di qualche giorno dal ritorno in Italia, è giunto il momento di tracciare un breve bilancio della stupenda esperienza vissuta in Francia. Già dall’indomani del rientro a Serra, ripensando ai momenti vissuti oltralpe, vivo un senso d’inquietudine dovuto ad emozioni contrastanti, che variano repentinamente e continuamente: pensare che quel viaggio faccia ormai parte del passato e dover tornare alla vita di tutti i giorni, infatti, mi fa sprofondare in un vortice di malinconia; rivivere nella mia mente i momenti felici appena trascorsi, invece, mi riporta il buonumore.
Queste forti sensazioni dimostrano che la breve esperienza appena terminata mi ha coinvolto e segnato profondamente, più di quanto non potessi immaginare prima di partire.

Credo che ciò sia dovuto anzitutto alle persone meravigliose che mi hanno accompagnato in questa avventura, con le quali ho instaurato e pian piano coltivato un legame di affetto sincero, in un lasso di tempo considerevole e vissuto a stretto contatto, in cui i momenti di gioia e di condivisione sono nettamente prevalsi sui rarissimi e insignificanti screzi intercorsi.Per quanto mi riguarda, non potrò mai dimenticare la facilità di stupirsi ed entusiasmarsi di Giuseppina, la sua ostinata caparbietà, l’innata competitività e la sua incontenibile – e talvolta eccessiva – spontaneità; nondimeno, già sento la mancanza dell’allegria travolgente di Giulia, del suo immancabile sorriso, del suo carattere deciso, della sua iperattività estenuante e delle sue mille contraddizioni; di Gina, poi, ricorderò con grande piacere quell’inspiegabile alternanza tra stati di confortante pacatezza ed attimi di inarrestabile ilarità, oltre alla sua infinita pazienza e alla sua inesauribile disponibilità; Gino, invece, è l’unica persona che conoscevo prima di partire. Questo viaggio insieme, in programma da tanto, troppo, tempo, mi ha confermato che è un amico sul quale si può sempre contare, poliedrico e capace tanto di “metterci una pezza” nelle situazioni critiche, quanto di coronare i momenti più belli con il suo humor esilarante.

Questa evidente eterogeneità di caratteri si è affievolita a contatto con i gruppi provenienti dagli altri paesi. Nonostante le personalità del nostro gruppo fossero notevolmente differenti, difatti, abbiamo riscoperto quei valori, quelle tradizioni, quei costumi – tipici di noi italiani – che ci accomunano e che troppo spesso, in patria, dimentichiamo di considerare e valorizzare. Con grande orgoglio – e un pizzico di nostalgia – abbiamo cercato di trasmetterli agli altri partecipanti e, allo stesso tempo, abbiamo imparato e apprezzato usanze e abitudini degli altri paesi che non conoscevamo.
In tal modo, probabilmente senza neppure accorgercene, abbiamo sviluppato il migliore dei rimedi per quello che era il tema principale dello scambio culturale: la violenza di sistema. Quest’ultima, del resto, nella maggior parte dei casi nasce proprio dalla diffidenza e dalla paura dell’ignoto e del diverso da noi, ovvero dalla xenofobia. Di conseguenza, la più efficace delle risposte a questa problematica non può che essere il rispetto, la tolleranza e la condivisione delle diverse culture; conoscere ci consente di accettare le diversità, di arricchirci, di scegliere con scienza e coscienza il proprio stile di vita e, al contempo, di diffondere, con fierezza e convinzione, i nostri ideali, pur sempre nel pieno rispetto di quelli altrui.
In conclusione, posso certamente affermare che questo scambio culturale mi ha fatto crescere come persona, mi ha consentito di incontrare persone straordinarie nella loro normalità, di visitare luoghi suggestivi, di acquisire conoscenze eccezionali e di conservare interessanti spunti di riflessione. Credo che non ci si potesse aspettare un bilancio più positivo. Probabilmente è per questo motivo che già non vedo l’ora di partire per una nuova avventura.

Gaetano Alberto Barillari

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